Cenni storici sul Giubileo

Scritto il 21/03/2025
da PGVE


2025: un Giubileo inserito nella storia 

Presso gli antichi Ebrei, il Giubileo (detto anno del yōbēl, «del capro», perché la festività era annunciata dal suono di un corno di capro) era un anno dichiarato santo. In questo periodo, la legge mosaica prescriveva che la terra, di cui Dio era l’unico padrone, facesse ritorno all’antico proprietario e gli schiavi riavessero la libertà. Cadeva solitamente ogni 50 anni.


La storia

In era cristiana, Il Giubileo nasce per volontà del popolo di Roma. Il primo di cui si ha traccia è quello del 1300. È Bonifacio VIII che lo indice e lo fa perché è il popolo di Roma a chiederglielo. Le cronache dell’epoca raccontano che il popolo insiste col Papa per avere questo grande perdono dei peccati. Così nasce la prassi: il popolo che accorre alle basiliche degli Apostoli chiede e ottiene perdono. Nella prima bolla di indizione del primo Giubileo “Antiquorum habet”, Bonifacio infatti concede un'indulgenza, un perdono pienissimo, cioè sconfinato, capace di arrivare dappertutto. Dopo il primo Giubileo nel 1300, le scadenze per la celebrazione giubilare vengono fissate da Bonifacio VIII ogni 100 anni. In seguito a una petizione dei Romani fatta a papa Clemente VI (1342), il periodo viene poi ridotto a 50 anni. Nel 1389, in ricordo del numero degli anni della vita di Cristo, è Urbano VI a voler fissare il ciclo giubilare ogni 33 anni, e indice per il 1390 un Giubileo che però viene celebrato, in seguito alla sua morte, da Bonifacio IX. Tuttavia, nel 1400, alla scadenza dei cinquant’anni fissati in precedenza, Bonifacio IX conferma il perdono ai pellegrini che erano accorsi a Roma. Martino V, celebra nel 1425 un nuovo Giubileo, facendo aprire in S. Giovanni in Laterano, per la prima volta, la porta santa. L’ultimo a celebrare un Giubileo cinquantennale è papa Niccolò V nel 1450. Da Papa Paolo II il periodo intergiubilare viene portato a 25 anni, e nel 1475 un nuovo Anno Santo viene celebrato da Sisto IV. Da allora i Giubilei ordinari si sono svolti con periodicità costante, tranne quando le guerre napoleoniche hanno impedito le celebrazioni dei Giubilei del 1800 e del 1850.


La concretezza del Giubileo

L’aspetto centrale che caratterizza il Giubileo è il tema dell'indulgenza, che in fondo è il cuore della celebrazione fin dall'inizio. La porta Santa viene citata solo nel 1423. Quello che conta dunque è il perdono che il popolo vive facendo questo pellegrinaggio. Perdono e pellegrinaggio di fatto fanno l'esperienza del Giubileo e la rendono molto concreta. Infatti, l’indulgenza ha da sempre una ricaduta sul popolo attraverso il condono completo dei debiti, la liberazione degli schiavi, la terra che resta a riposo per un anno. Lo stesso pellegrinaggio è un atto concreto che richiede uno spostamento e un cammino - interiore, oltre che esteriore - per raggiungere un luogo. A questi due elementi, se ne aggiunge un terzo, forse il più plastico, il più materiale, che è il passaggio attraverso la Porta Santa. Il rito di apertura – e successivamente di chiusura – fino al 1975 è stato molto fisico: il Papa con un martello liturgico pronunciava i versetti Aperite mihi portas iustitiæ e percuoteva tre volte il muro della porta santa. Poi i muratori finivano il lavoro di apertura mentre si cantava il Salmo Iubilate Deo omnis terra. Infine, c’è la concretezza dei sacramenti e la concretezza delle opere di misericordia, di carità, di pietà. 


Un Giubileo dentro al tempo 

Il Giubileo è dentro al tempo, ma è anche un tempo straordinario. E chiede di essere declinato rispetto alla qualità particolare dentro cui si inserisce. Nel 1950, Pio XII sceglie di dedicare il Giubileo di allora al tema della ricostruzione perché l'Europa usciva dalla guerra, c’erano macerie fisiche, morali, culturali, sociali. Paolo VI nel 1975 decide di parlare della comunione per una Chiesa che usciva dalle tensioni del Vaticano II e si inseriva in una Italia degli anni di piombo. Giovanni Paolo II dedica il grande Giubileo del 2000 all'incarnazione di Gesù. Il Santo Padre Francesco vuole dedicare il Giubileo del 2025 al tema della speranza perché forse questo tempo richiede una riflessione e una riattivazione della speranza. 


La speranza non delude

“Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé”, scrive Papa Francesco nella Bolla di Indizione, “Spes non confundit” (la Speranza non delude), del prossimo Giubileo. La speranza è il tema, il messaggio e la direzione che il Papa vuole affidare alla Chiesa e al popolo di Dio durante l’anno giubilare. Tutti hanno bisogno di speranza, anche coloro che in qualche modo la rappresentano, come i giovani, scrive il Papa.

“Essi, purtroppo, vedono spesso crollare i loro sogni. Non possiamo deluderli: sul loro entusiasmo si fonda l’avvenire. È bello vederli sprigionare energie, ad esempio quando si rimboccano le maniche e si impegnano volontariamente nelle situazioni di calamità e di disagio sociale. Ma è triste vedere giovani privi di speranza; d’altronde, quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischiano di azzerare i desideri, è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia. L’illusione delle droghe, il rischio della trasgressione e la ricerca dell’effimero creano in loro più che in altri confusione e nascondono la bellezza e il senso della vita, facendoli scivolare in baratri oscuri e spingendoli a compiere gesti autodistruttivi. Per questo il Giubileo sia nella Chiesa occasione di slancio nei loro confronti: con una rinnovata passione prendiamoci cura dei ragazzi, degli studenti, dei fidanzati, delle giovani generazioni! Vicinanza ai giovani, gioia e speranza della Chiesa e del mondo!"


Testo estratto dal sussidio Nazionale di Pastorale Giovanile,


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